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RITRATTO DI MEDIUM

LO SPIRITO, CONTINUAZIONE DELLA PERSONALITA’ UMANA

Mi accingevo a riprendere questo libro, descrivendo strane esperienze medianiche da me vissute, quando, ad un certo punto dell’esistenza, la vita mi prese, conducendomi per mano per venticinque anni, facendomi vivere le svariate esperienze in cui compresi che ero una medium. Questo ritratto di medium, che all’inizio doveva essere solo biografico, diventa così il un manuale di una nuova conoscenza, in cui medium moderni si possono riconoscere. Le esperienze da me vissute diventeranno le vostre, potrete confrontarle, farle fiorire senza paura verso una completa esperienza medianica.

LO SPIRITO, CONTINUAZIONE DELLA PERSONALITA’ UMANA
Il problema dell’esistenza dell’anima (o sopravvivenza umana al disfacimento del corpo materiale) ha, da sempre, turbato la mente umana: in particolare, l’intelligenza che, ad ogni costo, vuole squarciare il velo che ci divide da ciò che non comprendiamo. Ma il razionale è legato al corpo, mentre l’irrazionale all’anima, costellando la medianità di miriadi di teorie che si compenetrano o annullano o si esaltano, mai però riescono a dissuadere la mente umana che, dopo la morte, qualcosa esiste… Ma scrutiamo come questa credenza è radicata in tutti i popoli sin dai tempi più remoti. L’apparizione dei fantasmi è stato sempre la spinta più vigorosa, ma non dà prova, a chi li vede, di medianità; quasi sempre chi vede lo spirito di un trapassato non è mai un medium, cioè un mezzo di comunicazione fra i due mondi. Gli antichi, però, avevano notato che certi fenomeni si verificavano sempre in presenza di persone “speciali” e, con l’andare del tempo, li chiamarono medium.
Devo dire, anche, che tutti gli uomini sono, più o meno, dei “medi”. Certo è che il grado di medianità varia molto da individuo a individuo; così, in uno si trova al massimo della potenzialità di comunicazione tra i mondi, in altri quasi a zero. Ma, allo stesso modo, può variare l’intelligenza che, come la medianità, va coltivata e compresa.
Con il termine di spiritismo intorno al 1800 e primi del ‘900, si intendevano tutti i fenomeni che, prodotti del medium, si presentavano sotto forma occulta. Oggi, con la “Nuova Era”, posso affermare che s’intende per spiritismo solo l’insieme di quei fatti che si ritengono prodotti dai trapassati. Ridimensionando, così, i medium a coloro che hanno comunicazioni volontarie con le entità, ossia senza disturbare nessun trapassato, ma intercedendo solo con coloro che sono nella possibilità di farlo. A questo punto, chiedo a me stessa: “Ha l’uomo il diritto di interrogare le Entità? Fermare le Entità lungo la via dell’evoluzione?”
Noi non sappiamo quanto e quale danno le Entità possono ricevere da noi. Sappiamo però di persone che, per gioco, credendosi dei medi, spesso per curiosità o per fini personali, o per voler conoscere ciò che non è ancora dato all’uomo sapere, vivono in preda a paure e confusioni mentali. Non abbiamo nessun diritto di ridestare nelle entità passioni o desideri umani, distogliendole forse nel cammino universale Divino. Certo, le Entità hanno piacere, specie quelle che ci sono state care in vita, a comunicare; dev’essere una grande gioia poter ritornare in un mondo che non hanno ancora totalmente dimenticato, poter ritornare a vivere, sia pure per attimi, attraverso il medium.
A questo punto, chiedo: “E il Medium?”

Egli spende una somma enorme di energia, fino a diventare un corpo vuoto in balia, a volte, di forze non ancora conosciute e quindi indisciplinate.
Il problema è complesso, quindi è importante che ascoltiate un consiglio: “Usate la massima prudenza nell’utilizzo delle forze medianiche. Non chiamate mai le entità a comando, ma lasciate che siano loro a venire da voi. Lasciate che la vita vi prenda per mano e vi guidi. Ci sono Entità che, per volontà di Dio, hanno il compito di mettersi in contatto con il medium, per comunicare come e dove l’uomo sta sbagliando: illuminandolo, quasi sempre, in modo impersonale.
Leggerete, in un altro capitolo, come l’autopsia su mio padre, mi abbia impedito di vederlo per l’ultima volta, credendo di non riconoscerlo. Nel concludere questo capitolo, farò delle considerazioni
È colpevole l’anatomico che a scopo di studio o per la donazione rimuove organi squarcia un cadavere?
Risponderò che, normalmente, egli fa male alla parte sentimentale che ci lega a chi ci è stato caro in vita. Questo sentimento, etico e altamente umanitario, ci vieta di fare scempio di un corpo che racchiude ancora l’anima: non sappiamo con certezza se sezionando o rimuovendo alcuni organi, benché prossimi alla decomposizione (naturale), non si rechi del danno all’anima che vi era racchiusa. Ma, se penso al bene che la scienza reca all’umanità, il compito dell’anatomico, con il suo studio, viene pienamente giustificato. Non solo, ma, se il bene dell’umanità è al di sopra di ogni altro pensiero, egli ha il diritto e il dovere di studiare quel corpo senza vita, se questo salverà in futuro un’altra vita.
Così, anche dai fenomeni medianici può giungere a noi la luce della conoscenza, luce che potrà illuminarci la vita, aprendo la nostra intelligenza ad altri orizzonti. Luce che ci mostrerà sotto altri aspetti la bontà di Dio e del creato, mettendoci in comunicazione con l’intimo dell’universo. Dirà all’uomo, come ha detto a me che non è solo, donandogli nuove ragioni di vita.

Di C. B. Sibilla

(tratto dal N. 43 - anno: 2000, giornale periodico "L'Altra Scienza" Libreria Editoriale Sibilla (reg. al tribunale di Genova N. 36/92 Registro Stampa 2235/92).


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