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Fantasciamanesimo: lo Spazio

Parliamo ora di una delle tre dimensioni che l’uomo nuovo deve scoprire se vuole ripercorrere la grande saggezza degli sciamani. Ci addentreremo nell’irrazionale, cioè nel mondo astratto di cose che riguardano energie interne a noi (psichiche) ed energie esterne a noi (cosmiche).

Queste dimensioni sono: Spazio, Sogno, Tempo.

Prendiamo in esame lo spazio.

Da quando si nasce a quando si muore occupiamo uno spazio sulla terra. Per il fantasciamanesimo lo spazio lo si occupa anche dopo la morte, creando individui speciali: l’immortali; così il pensiero astratto viene concretizzato, sui santiuomini, dalle religioni attuali nei templi, nelle cattedrali, nelle moschee, nei luoghi dove sono avvenute e dove avvengono apparizioni, o dove è vissuto un grande uomo, c’è sempre un pellegrinaggio di persone (questa è l’immortalità dello sciamano), che vanno a ritrovare l’emanazione che il personaggio ha lasciato nella sua meditazione, nella sua preghiera, e che, a distanza di anni e di secoli, si può ancora percepire.

Ci sono poi le emanazioni di massa quando le persone, tutte insieme, occupano uno spazio nelle chiese o in qualsiasi altro luogo di culto.

Se osservate scoprirete che ci sono persone che occupano sempre la stessa sedia, o si mettono nello stesso posto. Ritrovano il loro “spazio”, quindi si concentrano meglio: si sentono a loro agio.

Presso molte civiltà preistoriche, tra cui quella cinese, c’era la credenza che il globo terrestre fosse percorso da linee di forza. Queste erano delle linee rette che in alcuni punti si incrociavano, creando dei punti di massima energia. I cinesi chiamavano tali linee correnti del drago. Tutti i loro progetti e quindi le loro costruzioni ne tenevano conto.

Ma l’antica saggezza cinese è andata oltre e ha collegato il concetto al corpo umano: le linee di energia che percorrono l’uomo si chiamano meridiani e nei punti dove l’energia si incrocia viene messo un ago per stimolare il collegamento, così è nata l’agopuntura, praticata da millenni in Cina come un’importante terapia di guarigione. Oggi è riconosciuta (a livello medico) in tutto il mondo e praticata nella terapia del dolore anche in alcuni ospedali. Il concetto di spazio - energia trova qui la sua massima espressione.

Gli sciamani pellerossa, quando trovavano un luogo carico di energia, in vibrazione con il loro essere, andavano tutti i giorni, per molte ore al giorno, in comunione solitaria con la natura, forse la più alta espressione della loro vita religiosa. Gli sciamani pellerossa chiamavano questa energia del luogo (spazio): hambeday, che significa, letteralmente, “sensazione misteriosa”.

Gli sciamani pellerossa, trovato uno spazio energetico, non vi costruivano né templi né santuari: che non fossero quelli naturali. Essi erano, come i druidi, sciamani della natura, intensamente poetici. E avrebbero ritenuto sacrilegio costruire una chiesa o un tempio per Colui che si poteva incontrare, faccia a faccia, nelle misteriose montagne o negli ombrosi boschi.

Un mio amico sciamano indiano, figlio di un capo tribù, pur se vive nel mondo occidentale, non ha dimenticato ciò che suo padre gli raccontava sul grande sciamano-guaritore prima che il cavallo di ferro (treno) e le tonache nere (preti) andassero a “redimerli”; riporto qui il suo pensiero a proposito di costruire luoghi di culto.

Colui che si riveste di sottili veli di nuvole,
là sul bordo del mondo invisibile,
dove il nostro bisavolo Sole accende il fuoco
del suo accampamento notturno.
Colui che cavalca il rigido vento del nord,
soffiando il Suo spirito nelle brezze meridionali,
e lancia la canoa di guerra
sui fiumi maestosi e i mari interni:
cosa se ne farebbe, di una cattedrale?

Da questa “hambeday”, o ritiro sacro, sempre nello stesso luogo, che voi potrete trovare in casa vostra (a patto che vi estraniate dal resto del mondo, staccando telefoni e altri apparecchi elettronici che toglierebbero concentrazione). Starete silenziosi, immobili, tutti i giorni un po’, finché non ritroverete la vostra identità profonda.

Dunque, lo sciamano, sapendo che Dio non tiene conto delle cose materiali, nulla portava con sé, né offerte né sacrifici, e desiderando apparire di fronte a Lui in tutta umiltà, indossava cose semplici e leggere. Nell’ora solenne si metteva al suo posto, pensando e rimirando le glorie della terra, di fronte al “grande Mistero”. A volte intonava un inno senza parole. Da questa trance sacra, o estasi, lo sciamano attingeva la forza motrice dell’esistenza.

Ritornando nell’accampamento, non parlava della visione mistica e del segno che gli erano stati concessi.

Se adesso avete voglia di mettere in pratica qualcosa del genere e ritrovare il vostro “spazio”, consapevoli del ruolo che avete nella vita, per estenderlo, mettendolo a disposizione come mezzo di guarigione psichica e fisica, sappiate che tutti noi occupiamo due “spazi”: uno esteriore, già esaminato e uno interiore. I nostri spazi interiori sono per lo più occupati dai nostri sentimenti e dalle emozioni. Ma sono tutti reali? Oppure viviamo spazi interiori dove alberga la paura, dove si nascondono falsi sentimenti.

Quando eseguite l’esercizio di potere che segue, ricordatevi di rimuovere tutti i falsi spazi. Ricordatevi che se amate troppo una cosa o una persona state vivendo, interiormente, falsi spazi, dovrete “amare gli altri come voi stessi”, parole del Maestro Gesù. Questo chiarisce il concetto che Cristo era un grande e vero sciamano.

ESERCIZIO

È importante che lo eseguiate sempre alla stessa ora, ma è indispensabile che sia sempre nello steso luogo: lontano da fonti energetiche. Quindi staccate telefoni, televisori, ecc.

Trovate, poi, una posizione comoda, chiudete gli occhi e immaginatevi al centro del mondo. Iniziate a pensare a voi stessi e al ruolo che state vivendo, chiedetevi se siete convinti che sia proprio il vostro o se lo avete fatto per compiacere altri. A questo punto pensate a come vorreste essere, a cosa vi piacerebbe fare; non pensate alle cose del passato (intanto, non si possono cambiare), ma alle cose presenti e a quelle future, le sole che potete cambiare.

Tra un pensiero e l’altro aprite gli occhi, ma non alzatevi. Per sgombrare la mente, fissate un punto vuoto nel muro. Riempite questo spazio, mettendoci i vostri pensieri. Se vengono ripensamenti, rimpianti o altro, chiudete nuovamente gli occhi e ritrovate il “vostro spazio”.

All’inizio saranno sufficienti cinque minuti, dopo una settimana dieci minuti, fino ad un massimo di quindici minuti per volta. Ritroverete quel magnetismo carismatico che avete perduto negli anni.

Ricordatevi il luogo, cercatelo nella vostra casa, le energie devono essere in sincronicità. Se trovate un posto che vi piace, ma non vi sentite a vostro agio, ciò vuol dire che non è il vostro “spazio”. Se vi dovessero cambiare il posto dove dormite, per alcuni giorni non dormireste certamente bene e sono certa che lo vorreste di nuovo al suo posto.

Questo esercizio serve a farvi comprendere l’importanza del vostro equilibrio, ritrovando lo “spazio” perduto.

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