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I Regni Segreti - The Fairy Queen

POSSIBILI SIGNIFICATI DEI FAIRIES PRESSO LA TRADIZIONE CELTICA

Alla fine del 1800 fu fondata la "Società per la ricerca psichica" dove accanto a William James, Crookes, Lodge, c’erano persone che, studiando vari avvenimenti, arrivarono alla conclusione che le fate esistono.

Langin in particolare scrisse la seconda edizione del "Secret Commonwealth". Lo stesso Wentz nel suo libro "Fairy Tales in Celtic Countries" (1911) affermò che le fate esistono e che qualcosa le accomuna agli spiriti dei morti.

Anche Lewis Carrol nel suo libro "Sylvie and Bruno" parla di fate e presuppone tre stadi di coscienza: normale, eerie e soprannaturale.

Nel 2° stadio si ha la percezione del mondo fatato, nel 3° stadio si è in trance, morti nel mondo di qua per vivere nel mondo fatato.

 

Anche Yeats unisce folklore e spiritismo. Apparentemente sembra interessato ai Fairies come invenzione poetica, ma ad un esame approfondito pare che consideri le sue esperienze spiritiche come realtà. Dal suo punto di vista i Fairies sono le antiche divinità celtiche che, con la venuta del cristianesimo, sono diventate prima abitatori dei sotterranei (nascosti), poi sempre più esseri minuscoli poiché hanno perso di importanza pur avendo ancora un ruolo importante nelle fiabe.

Se analizziamo gli antichi dei Irlandesi, i Tuatha De Dannan, veniamo a sapere che effettivamente, una volta sconfitti dai Gaeli, essi si rifugiarono nelle colline o forse in grotte non più visibili ad occhi umani, grazie agli incantesimi di Manannan.

Dal loro mondo, comunque, potevano far visita ai mortali.

Gli dei più importanti sono:

Lug: abile in molte scienze come, nella tradizione classica, Mercurio è il dio delle arti.

Dagna: dio druida dell’amicizia e degli elementi come Giove è colui che governa i cieli.

Diancech / Mac oc / Dengus: medici, così come apollo scaccia le malattie.

Brigit: Dea della poesia.

Etain: Madre di tutti gli dei. Come Minerva insegna i rudimenti delle arti.

Boan: divinità del fiume Boyne.

Tradizionalmente queste divinità sono un riferimento fondamentale per la ricerca della saggezza e dell’ispirazione.

Se analizziamo i racconti mitici, i viaggiatori, siano essi eroi, bardi o sovrani, cercano la perfezione attraverso il contatto con gli dei che sono il popolo fatato: i Fairies.

Le varie concezioni che abbiamo sviluppato sui Fairies non si contraddicono: l’uomo cerca attraverso il contatto con i Fairies la perfezione dell’anima e la trova a Tir-na-nog, la terra della giovinezza molto simile al nostro paradiso perduto. Lì non esiste vecchiaia e malattia: l’uomo trova pace, amore, musica, saggezza.

Questi viaggi iniziatici trovano nuove spiegazioni con la psicanalisi: Jung ci parla infatti di archetipi presenti nelle varie culture e di inconscio collettivo.

Propp nel suo "Radici storiche dei racconti di magia" ci parla dell’importanza degli aiutanti magici nel cammino che l’eroe fa verso la realizzazione e la completezza di se stesso. Ma il popolo fatato della tradizione celtica, sembra appartenere più all’altro mondo che al nostro.

BRANO MUSICALE N°4

Sono forse angeli caduti perché neutrali

nell’eterna lotta fra il Bene e il Male?

O anime dei morti che non trovano pace?

Come Angeli infatti hanno corpi sottili

ma sembrano attratti dalla vita terrena

come anime dei morti cercano la pace, ma sembrano errare in uno stato

intermedio alla ricerca di un nuovo corpo…

Forse li si confonde con gli spiriti dei boschi

fate, elfi, folletti

che vivono di musica e di danza

i Deva della tradizione orientale

chiamati anche "elementali"

oppure ninfe e satiri

della tradizione classica

con il dio Pan, re della natura.

Intermezzo: LA FESTA DEI FAIRIES

(BRANO MUSICALE N°5)

di Gian Castello


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