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Un Sole alla Speranza: il Natale

Il Natale cade in un giorno considerato sacro fin dalla più remota antichità. I popoli che avevano una religione basata sul culto solare – ricordiamo ad esempio gli antichi Celti - festeggiavano il 25 dicembre il Solstizio d’inverno: proprio in questo giorno il sole, giunto al punto più basso della sua eclittica, inizia la sua risalita verso l’equatore celeste e la luce, dapprima affievolita e morente, inizia a rifulgere sempre più forte e più a lungo, fino a raggiungere la sua massima intensità durante il Solstizio d’estate, il 24 giugno.

I culti solari erano molto diffusi presso i nostri antenati: essi adoravano il Sole, in quanto datore di vita e calore. Con un’intuizione lungimirante, questi popoli atavici hanno derivato l’idea dell’immortalità dell’anima dall’osservazione del ciclo solare, dalle vicende del Sole che, giorno dopo giorno, sorge e risorge dopo il tramonto e la notte.

Considerato in senso cosmico, per il significato che ricopre nel ciclo solare, il 25 dicembre è il "giorno della nascita", un vero "Natale cosmogonico"! Gli antichi Romani, tanto per fare un esempio "geograficamente" vicino a noi, chiamavano questa festa "natalis solis invieti" e cioè: "natale del sole invincibile".

Un’altra curiosità, riguardante le feste natalizie, riguarda il tradizionale Albero di Natale. Questa tradizione ha un’origine celtica. Tutti i cultori di questa "riscoperta etnica" sanno bene le foreste e tutti gli alberi in genere erano considerati sacri. Durante i riti del solstizio d’Inverno, i Celti – che allora occupavano quasi tutta l’Europa – usavano accendere sugli alberi dei piccoli fuochi, per simboleggiare appunto la rinascita del sole.

L’albero che nella notte di Natale splende nelle nostre case, con le sue candeline tutte accese, ha una tradizione molto antica, alla quale si è sovrapposta, in un secondo tempo, la tradizione del Natale "cristiano". Gesù - il bambino di Betlemme che persino i tre Re Magi, i tre stimati astrologi orientali, vollero adorare come portatore di Luce e Rinnovamento Spirituale – non poteva non nascere proprio nel giorno più magico dell’anno, il 25 dicembre!

Nel misterioso alfabeto delle corrispondenze simboliche, l’albero esprime l’uomo. I piedi corrispondono alle radici, che affondano nella Madre-Terra, che ne ha protetto il fragile seme. La testa dell’uomo corrisponde alla cima dell’albero, che si erge verso il cielo, mentre le braccia che si allargano ricordano i rami.

Ecco perché accendere un albero il 25 dicembre significa, essenzialmente, rinnovare se stessi nella luce; rinnovare il proprio spirito, che è fuoco ed amore; accendere un nuovo sole, nella speranza di un domani migliore!

Lo psicologo C.G. Jung descrisse l’immagine onirica dell’albero come un simbolo del "Sé rappresentato come un processo di crescita" e vide in essa una rappresentazione di quello che egli chiamò il ‘processo di individuazione’.

Le scoperte di Jung sono prefigurate in questo diagramma di William Law, mistico inglese del Settecento. Un raggio di luce proveniente dal mondo della coscienza penetra nel ‘mondo oscuro’ dell’inconscio, in cui l’albero dello sviluppo psicologico e spirituale dell’uomo affonda le sue radici.

Attraversando il ‘mondo del fuoco’ della sofferenza e dell’esperienza, l’albero si dischiude nella sfera di una coscienza più ampia verso la luce divina.

(William Law L’albero dell’anima, da The Works of Jacob Behmen (Boehme), Londra, 1764-81).


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