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LE APPARIZIONI - Ritratto di Medium (II)

Sulla base delle mie esperienze personali devo aprire una parentesi sul cosiddetto "fantasma". La parola deriva dal greco "phainesthai", ossia apparire. Quindi, in senso pratico e generico significa apparizione. Da sempre, è stata definita incorporea di sembianze umane, ma anche di animali e cose che si presentano all’improvviso e allo stesso modo scompaiono.

Il fenomeno è antico come l’uomo, ma, sia in chiave antica che in quella moderna, non è un fenomeno medianico né spiritico, ma di apparizione che un’entità compie per rivelare un qualcosa, chi vede non è né sensitivo né "mezzo".

Bene lo descrive Shakespere, nella tragedia di Amleto, nelle apparizioni che Amleto ha del padre per avere giustizia umana. Nessuna cultura, né antica né moderna, nega o afferma l’esistenza di queste apparizioni. Le apparizioni di fantasmi si distinguono in oggettive e soggettive. Le prime non hanno nessun riscontro reale poiché il soggetto vede o crede di vedere, sotto forma di un’immagine mentale che si forma in lui. Alcuni psicologi la collocano sotto forma di "sogno", probabilmente secondo gli stessi processi che, nel secolo scorso, venivano classificati in "allucinazioni". Questo fenomeno patologico è dovuto a stati deliranti o a droghe. L’unica allucinazione di carattere non patologico è considerato il "sogno".

Mentre, nelle apparizioni soggettive, si deve intendere e denominarle eidetiche ossia immagini mentali, ciò che tutti hanno normalmente, ma assumono, in particolare nei bambini, una tale vivezza da dare l’impressione di vederli effettivamente. Questo, avviene anche nelle apparizioni mistiche, immaginate e vissute da racconti, leggende, anche se, in rari casi, è difficile stabilire se si tratta di immagini oggettive o soggettive.

Di solito il "mezzo" (o medium) ha percezioni di entità attraverso il tatto, il profumo o la sensitività (in parole povere, ne sente la presenza più che vederle).

Parlerò della figura del medium in base alla mia evoluzione, che iniziò dopo la morte di mio padre. Ma si era rivelata tale già nella primissima infanzia.

Mi ricordo che, in tempo di guerra, abitavo al secondo piano di uno stabile, ero molto piccola sapevo appena camminare. Vicino alla finestra con il poggiolo dove andavo di solito a giocare, abitavano due sorelle molto anziane che, attraverso il balcone, mi passavano sempre cose buone, come fette di torta e dolcetti. Mi è stato raccontato che, una decina di minuti prima che suonasse l’allarme aereo e ci si dovesse incamminare verso le gallerie, per proteggerci dai bombardamenti, io cantavo una canzoncina inventata lì per lì e, a detta di tutti, non sapevo ancora parlare, la canzone diceva così: "La campanetta con gli apparecchi…" e la cantavo finché le due sorelle non venivano alla finestra. Essendo sorde, credevano che io avessi sentito la sirena che dava l’allarme, così potevano correre al riparo. Quando tornavano avevano sempre qualcosa di buono per me. Questo fu il primo caso di preveggenza medianica che ebbi. Come detto, questo fatto mi è stato rivelato molti anni dopo, poiché non avevo neppure due anni. Non mi ricordo altri fatti della mia primissima infanzia e forse molti che leggeranno faranno fatica a ricordarsi la loro infanzia, ma leggendo queste righe qualcosa le tornerà alla memoria e potranno fare, anche loro, il proprio "ritratto di medium".

Talora la medianità può rivelarsi in seguito ad un trauma fisico. In questo caso, sono molto lucida nel narrare ciò che mi è accaduto quando avevo diciannove anni. Ma, anche in questo caso la medianità fece un lungo giro di anni e vicissitudini e solo a trentatré anni ebbi piena coscienza di questa evoluzione animica, come si suol dire "nacqui una seconda volta."

A diciannove anni, la vita di una ragazza sembra eterna. Non ci si pone il problema della morte e pare non debba toccarci mai. Così un pomeriggio in piena estate, era il dodici luglio, deviai il progetto iniziale del mio destino, che era quello di andare al mare con il ragazzo con cui ero fidanzata "da sempre"; deviai per portare a mia madre il passeggino per mio nipotino che era in villeggiatura nell’entroterra ligure. L’automobile era una delle prime cinquecento Fiat, di colore blu. Così, dopo aver caricato l’auto, ci dirigemmo verso la campagna. Mi ricordo che in auto cantavo, e questo, diciamo "vizio" di cantare in auto, quando mi sento felice, non l’ho ancora perso. Ad un tratto, un autobus di linea, nel prendere la curva, uscì di strada e ci venne addosso proprio nel muro di cinta di un cimitero. Su di me scese il "nulla". E stetti nel nulla per due settimane. Poi, la vita mi riprese per mano. Cosa accadde in quel nulla?

Questo è quello che raccontai, alla polizia, quando rientrai dal coma profondo in cui ero caduta per trauma cranico.

"…siccome i soccorritori videro che ero ancora viva, anche se priva di sensi (mentre Giorgio che era al volante dell’auto era morto, il volante gli aveva sfondato la cassa toracica), lavorarono su di me, si diedero un gran da fare per farmi riprendere conoscenza. Mi tirarono fuori dall’auto ed essendo in piena campagna, non essendoci case in vicinanza, per potermi bagnare il viso con acqua fresca per farmi rinvenire, l’unico posto vicino era proprio il camposanto. Mi straiarono su una tomba e mi gettarono sul viso dell’acqua fresca. Aprii gli occhi e vidi su di me una figura che direi angelica. Aveva le braccia stese verso di me. Era alta, pallida. Mi sembrava di quelle statue di marmo che si vedono sulle tombe dei defunti. Al contatto con l’acqua apri gli occhi e la vidi indietreggiare. Svenni nuovamente - e mi gettarono altra acqua fredda, - perché reagissi nell’attesa dell’autoambulanza che sentii giungere a sirene spiegate. Rividi ancora l’angelo di prima, che da sempre credetti fosse una guarnizione di una tomba, che nuovamente si ritraeva. Questa versione è ciò che ho narrato. Era pura fantasia razionale. Ma l’angelo è la sola e vera realtà di ciò che mi è accaduto. Non sapevo dare spiegazioni razionali poiché, in realtà, non mi portarono al cimitero. I fatti andarono diversamente. Ci soccorsero subito e ci portarono al più vicino Ospedale. Per Giorgio non ci fu più nulla da fare. In quanto a me mi portarono in rianimazione e ciò che io credetti "acqua fredda", per farmi rinvenire, furono fibrillazioni. Il cuore si fermò due volte e, per due volte, mi stette vicino, sapendo che la mia vita sarebbe cambiata. Non so come spiegare questo evento. So solo una verità, che questo trauma mi avrebbe condotto ad una più completa medianità."

Racconto questo per permettervi di rendere più completo, visto che l’ho vissuto, anche il vostro ritratto di medium. Così come una grande medium di questo secolo, Eusapia Paladino, cadde da bambina fratturandosi il cranio o del medium Ossowiechi, che divenne medium in seguito ad un grande spavento; certo è, che non si può dire, né negare, che un trauma fisico o psichico dia la medianità. Ma posso affermare che tale trauma può fare insorgere delle facoltà, se queste sono latenti, come non farle insorgere per nulla.

Sibilla

(tratto dal N. 44 - anno: 2000, giornale periodico "L'Altra Scienza" Libreria Editoriale Sibilla (reg. al tribunale di Genova N. 36/92 Registro Stampa 2235/92).


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